Genesi – Prima di partire, molti mi chiedevano tra il meravigliato e lo schifato il perché di una vacanza in Ucraina. Adesso che sono tornato molti mi chiedono con insistenza come è andata. Evidentemente l’Ucraina in fondo in fondo evoca quantomeno anche molta curiosità ;)
In effetti la scelta ricade su questo paese in seguito a diverse ragioni: 1) per vari motivi sfuma la meta principale inizialmente messa nel mirino: 2) una volta deciso di rimanere in Europa, poche sono ormai le terre inesplorate e l’Ucraina è quella che desta maggiormente la mia curiosità e suggestione 3) ristrettezza di tempi e presenza in loco di contatti che possono aiutare l’impresa.
Dopo due anni di separazione “forzata” (nessun impedimento legale), rifaccio coppia con Gillo, l’unico nel giro che ha forse l’incoscienza di seguirmi sempre in queste imprese a volte dal gusto “improbabile”. Si prenotano i voli con arrivo a Lviv e ritorno da Odessa e come sempre si butta giù un itinerario prenotando l’alloggio per i primi giorni, tutto il resto verrà da sé...
LVIV 07/08/09 agosto - Arriviamo con volo Carpatair con scalo a Timosoara. L’aeroporto di Lviv è, a suo modo, qualcosa di spettacolare. Arrivando con l’aereo sembra di atterrare in una grande piazza dove campeggia quella che sembra più che altro una piccola stazione dei treni. L’interno è un singolo stanzone dove tutto è rigorosamente in legno e contenente insieme il controllo passaporti (dove gli zelanti funzionari si fanno due risate guardando la foto di Gillo) e il controllo bagagli: due passi e sei già nella sala d’attesa dove troviamo Serhyi (Sergio per gli italiani), il nostro “padrone di casa” che parla anche benissimo l’italiano, altri due passi e sei già fuori la stazion … ehm … l’aeroporto. Purtroppo Sergio ci dice che, visti gli imminenti Campionati Europei di Calcio del 2012, questo aeroporto verrà sostituito da uno più “moderno” (o meglio da un aeroporto vero e proprio direi io ).
Lviv è una città gradevole e piacevole da visitare in 2-3 giorni. Architettonicamente più vicina alla mitteleuropa con forti influenze dalla vicina Polonia, anche per quanto riguarda la vita sociale e il carattere delle persone (un po’ più inclini al rapporto interpersonale). Qui, come in tutta la parte occidentale, è più forte il senso nazionale di indipendenza verso la madre Russia, ci tengono a definirsi “ucraini”, a parlare “ucraino” e non russo e a non rimpiangere il passato comunista. Lo stesso nome della città va pronunciato Lviv se vi trovate da queste parti, mentre è Lvov nella versione russa (che ovviamente qui vi verrà sempre immancabilmente corretta).
Arriviamo nel pomeriggio e, svolte le pratiche per sistemarci e acquistati subito con l’aiuto di Sergio i biglietti per il treno Lviv-Kiev da lì a tre giorni (non c’è bisogno di andare in stazione, esiste un’altra biglietteria in centro), pronti via, siamo già fuori in città e rischiamo subito la sbronza pesante, complice anche la stanchezza della lunga giornata di viaggio. Dopo una camminata sulla centralissima Prospekt Svobody (dove abbiamo l’appartamento) dominata dal Teatro dell’Opera e resi i nostri doverosi omaggi all’onnipresente statua di Taras Shevchenko (scrittore-eroe nazionale) approdiamo in un baretto dei vicoli del centro dove ci facciamo due birre facendo conoscenza con la birra locale Lvivske. Mi affaccio all’uscita è lì al tavolino all’aperto ci sono Vladìmir e Bogdan, due simpatici locali sulla cinquantina che pasteggiano a vodka e altri intrugli vari. Ovviamente è un attimo e siamo già invitati al loro tavolo e ci vengono offerti vodka e caffè. Ciancicando il mio russo che cmq è sempre meglio del loro inglese, riusciamo a intrattenerci per un buon 45 minuti con loro arrivando a “parlare” immancabilmente di calcio, finché il buon Vladìmir mi dice di aspettare che ha un regalo per me da prendere a casa sua e torna orgogliosissimo dopo 10 minuti con la sciarpa del Karpati, la squadra di calcio locale e me ne fa dono. Intanto dal caldo torrido si è passati alla pioggia.
Seguendo gli itinerari consigliati dalla Lonely Planet, va segnalato che il castello che dovrebbe essere ai picchi di un colle cittadino in realtà non c’è (o non c’è più) e il tutto si esaurisce in un vessillo nazionale issato da un picco da dove si “gode” del panorama cittadino. Lì comunque conosciamo Silvia e Gerli, la prima spagnola la seconda estone, che vivono a Londra e che stanno seguendo anche loro lo stesso itinerario. Proseguiamo con loro la giornata e la serata raggiunti poi anche da Sergio per la visita al festival Folk che si tiene al Museo “open air” di architettura popolare e vita rurale, la cena e quattro salti in un disco-pub cittadino.
Altra segnalazione della guida, la visita al cimitero Lichakivske ove vengono conservate, tra le altre, le spoglie di alcuni personaggi celebri della storia nazionale, politici (Ivan Franko), sportivi (Viktor Chukarin) o del mondo della cultura (la cantante lirica Sollomiyha Krushlenytska). Ovviamente il fatto che una guida turistica (anche tra le più affidabili) segnali un cimitero come luogo di interesse locale può indurre qualcuno a tirare le proprie legittime conclusioni circa la “bontà turistica” del luogo in questione. Proseguendo nell’itinerario, tra le varie chiese, da segnalare le fortificazioni medievali nel cui cortile si trovano la Chiesa e il Monastero bernardini e i numerosi matrimoni che si svolgono in città, a volte anche in serie uno dopo l’altro nella stessa chiesa … con la crisi matrimoniale che c’è in Italia!
Decidiamo di acquistare nella biglietteria di cui sopra anche i biglietti del treno Kiev-Dnipropetrovsk tanto per metterci al sicuro da sorprese e, tanto per non sbagliarci, siccome stavolta siamo da soli opto per chiedere spudoratamente l’aiuto di una ragazza seduta in attesa e che conosce sufficientemente l’inglese … da soli sarebbe stata impresa davvero ardua! (e comunque lo è anche con l’ausilio della giovane “volontaria”)
La sera del treno per Kiev ovviamente comincia a diluviare pesantemente 50 metri prima del nostro ingresso in stazione e, sempre ovviamente, la nostra carrozza NON è tra quelle al riparo. Anche la severissima capo-vagone deve cedere davanti all’evidente nostra impossibilità a salire direttamente dal nostro vagone, in compenso dobbiamo farci quasi tutto il treno con i bagagli nello strettissimo corridoio in un bagno misto di sudore e pioggia. Seguono mie imprecazioni mentre mi faccio largo smoccolando tra gli altri passeggeri che, altrettanto ovviamente, si guardano bene dal liberare il passaggio al mio arrivo.
Vita serale discreta, senza esagerare. Abbiamo "testato" le discoteche Fashion, che passa per essere quella più "in" e dove l'età e l'avvenenza delle ragazze sono più alte (ovviamente noi risultiamo invisibili alle astanti) e il Millennium, dove ci buttiamo a notte inoltrata trovandola praticamente semivuota, frequentata più che altro da un'età media più bassa.
Alloggio tramite http://www.viaggiolviv.com : gestisce il tutto Serhyi (per gli italiani Sergio di cui sopra), un ragazzo giovane e simpatico che parla anche italiano; può fare da guida, servizio transfer e altro che possa servire, anche se non è il turismo la sua attività principale. A noi ha fornito un bell’appartamento in pieno centro (Prospekt Svobody) con vista sul Teatro dell’Opera.
La notizia è ormai di qualche giorno fa: in un mondo dove gli USA (e dico gli USA) aprono all'uso terapeutico della cannabis, ecco che la nostra Repubblica delle Banane non perde occasione di dimostrare tutta la sua sconcertante e allarmante pochezza, come se non ci fosse altro di ben più di importante a cui pensare oltre che smantellare la scuola, privatizzare l’acqua, manganellare studenti e pestare a morte i ragazzi nelle caserme, svilire ogni giorno di più la costituzione e le istituzioni in tutti i modi impensabili e illeciti per salvare il culo di una sola persona, il “padrone”.
La questione è molto ben spiegata qui e ovviamente non può che trovarmi d’accordo in tutto. A qualcuno o a molti (non amanti del Reggae) può anche fregare poco o non fregare del tutto, ma qui la questione è un’altra e ben più inquietante.
A monte tutto il discorso sulla legalizzazione delle droghe leggere, questa è un’altra faccenda anche se sta alla base di tutto, ma qui i risvolti potrebbero essere molteplici e allarmanti.
Qui si colpisce in modo diretto una religione (o credenza religiosa e culturale, chiamatela come volete) e il genere musicale (di cui io ovviamente sono un estremo appassionato) che ne diffonde i dettami e se ne fa fiera ambasciatrice, la sua industria e tutto il suo seguito e una decisione del genere creerebbe un pericolosissimo precedente. Passasse questa delirante presa di posizione, chiunque in questo paese potrebbe essere colpito, in qualsiasi momento, con un pretesto irrisorio grazie ad una assurda legge confezionata in quattro e quattr’otto (come è ormai prassi). E badate mi sembra ovvio come ciò potrebbe esulare il mondo musicale o culturale, ma colpire qualsiasi ambito. Mi sembra perfino assurdo il dover commentare una cosa del genere, perfino che un governo possa anche solo arrivare a pensare una cosa del genere, ma purtroppo il nostro è un paese dove ormai ogni giorno la realtà supera di gran lunga la fantasia e l’immaginazione, e sempre in modo negativo.
Il Reggae è la musica di Bob Marley, messaggera di un intero paese, la Giamaica; ha “seguaci” in tutto il mondo. La religione rastafariana, a cui il Reggae è indissolubilmente legata, contempla l’uso della marijuana (che secondo la leggenda fu trovata sulla tomba di re Salomone) e la pratica della meditazione che questa in qualche modo “coadiuva”.
E’ vero, per molti è solo occasione di “sballo” e nulla più, per altri di rilassamento da questo mondo e questa società (Babylon) sempre frenetica e corrotta, ognuno ne fa l’uso che desidera, sempre nel rispetto della persona e dell’altro .. ma è pur sempre “naturale” come lo può essere il tabacco o qualsiasi altra erba, spezia ecc … del resto, come cantavano i Pitura Freska (qualcuno li ricorderà), “De ganja s’è mai morto nisun” … ma qui già entriamo nella questione legalizzazione.
Il Rispetto…ecco…questo è uno dei valori cardini del Reggae, l’amore, la pace, l’unità (riportati qui nel banner in alto di questo blog e da me “immortalati” proprio all’entrata del Rototom Sunsplash del 2007).
Senza considerare poi in particolare proprio il Rototom Sunsplash, una manifestazione tra le più importanti (se non la più importante) nel suo genere a livello Europeo, della location a dir poco spettacolare del Parco del Rivellino a Osoppo (e chi c’è stato sa cosa voglio dire), del clima totalmente pacifico e di fratellanza che ivi si respira.
E’ vero, anche il Reggae ha le sue piccole magagne, sovente si verificano casi di omofobia o inneggiamento alla violenza da parte di qualche cantante (ma qui si entra più nel genere Dancehall), ma subito il mondo del Reggae ha fatto sempre scudo respingendo e mettendo alla berlina immediatamente questi casi estremi.
Il Reggae nasce, come il Blues, per raccontare gli emarginati e la povera gente che vive ai margini degli slums di Kinsgton Town e dell’Africa, da cui attinge le radici a piene mani, e ha poi assunto una valenza planetaria ... è una musica di ribellione sì, ma che usa l’amore e il rispetto come armi principali.
Si criminalizza il Reggae riducendolo a mero pretesto per far uso di marijuana (e anche qui se ne potrebbe dire), ma non si dice che un altro messaggio deciso che lancia questa musica è la sua decisa opposizione all’uso della cocaina, per dirne una (recapitata e consumata in abbondanza proprio trai i banchi del nostro bel parlamento). Colpendo il Reggae si colpiscono anche questi valori, che forse (anzi sciramente) sono quello che veramente temono e vogliono contrastare questi governanti da strapazzo, promuovendone tutti i giorni esattamente l’opposto (odio, intolleranza, arroganza e prepotenza, egoismo).
Cosa potrà succedere in futuro? Un vigilante mi fermerà forse in auto perché sto ascoltando Reggae o qualche altra canzone? Perché ho un adesivo raffigurante una foglia di marijuana? Perché porto una bandierina della Giamaica? O verrò perseguito perché ho piastrellato i mio bagno di giallo-verde-nero? O ancora perché porto i capelli lunghi o una cresta.
Tutto questo è a dir poco assurdo, stupido e, ripeto, inquietante.
Da oggi il Reggae pomperà ancora a più alto volume nella mia auto (fosse possibile :) ), nella mia casa e ovunque io mi trovi, sempre con me … Babylon non vincerà.
Lunga vita al Rototom Sunslpash, al Reggae e al suo profeta Robert Nesta Marley, un grande artista e un grande uomo che, tra l’altro, … nel 1978 promosse in Giamaica il tentativo di arrestare l'ostilità tra i due partiti in guerra organizzando un concerto politico dal nome One Love Peace Concert richiedendo che i due leader rivali, Michael Marley ed Edward Seaga si incontrassero sul palco e si dessero la mano.
Alzate il volume, Reggae People! One Love!
"They don't want to see us unite:
All they want us to do is keep on fussing and fighting.
They don't want to see us live together:
All they want us to do is keep on killing one another..."
Dopo la conferma dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge da parte della Corte Costituzionale Italiana (che sia necessaria la sua conferma è già di per sé un fatto inquietante indicativo del livello a cui è arrivato il Paese), pare invece che questo non valga per lo sterminato mondo di Facebook.
Le varie notizie del giorno, infatti, oltre a farmi constatare come finalmente qualcuno cominci quantomeno a dar barlumi di buon senso e intelligenza ( http://www.diregiovani.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=31472 ), mi dà lo spunto per qualche riflessione in merito all’ennesima questione tutta squisitamente italica.
Ora, premessi sia il mio totale e democratico disprezzo a 360° nei confronti di Silvio Berlusconi come uomo in primis, come personaggio pubblico in secundis e come politico (se tale si può definire) in terzis (si dice così?) e le mie forti perplessità verso Facebook e social networks affini (io stesso ne sono iscritto seguendo l’onda ma tenendomi sempre a una debita distanza o quantomeno farne un uso “mirato”), appena letta la notizia, di getto mi sono sovvenute le seguenti riflessioni:
1)E’ edificante e sorprendente come Facebook abbia ormai assunto una tale importanza addirittura ad alti livelli politici e di governo e come una tale faccenda, evidentemente mancando altri problemi ben più seri nel nostro paese, abbia smosso perfino gli “alti” organi governativi. Ormai pensavo ci riuscisse solo il calcio.
2)Mi metto nei panni del presunto e potenziale “killer” e penso che se veramente io volessi uccidere chicchessia, davvero lo scriverei su Facebook, su un giornale, sul mio blog o dove sia? Figuriamoci addirittura 14.000 killers! Mah …
3)Perché tutto questo scricchiolar di poltrone per questa cosa e nessun “cervellone” governativo (si badi di qualsiasi fronte o schieramento) che ha detto “A” quando giravano (o girano ancora) medesimi beceri gruppi all’urlo “uccidiamo tutti gli albanesi” o “vogliamo morti i rumeni” o “al rogo i froci?”. In questo momento che scrivo esistono ancora questigruppi, per fare due esempi, e non mi metto neanche a cercarne altri deliranti a suon di svastiche e croci celtiche (ove si badi l’apologia del nazismo, questo sì, è reato). Non sono forse questi allora, alla stessa stregua, quantomeno ugualmente incivili e potenzialmente pericolosi per l’incolumità di altri esseri umani?
4)Io direi iscriviamoci tutti a questo gruppo allora, che tra l’altro mi trova totalmente d’accordo … mmm accidenti è vero … ripensandoci sia mai che insorgano gli animalisti :S
Va beh, a quanto pare non tutti sono uguali davanti a Facebook … io ci canto su … :)