giovedì 6 novembre 2008

YES, YOU MUST

E così ce l'hai fatta, Barack. Bene. Questo è già un buon punto di PARTENZA. Ovviamente i significati della tua elezione, primo presidente nero degli Stati Uniti, ha molti risvolti e significati, diretti e indiretti, tanto evidenti da non stare qui a dilungarmi. Bene, bravo. Ma ora rimboccati le maniche e mettiti al lavoro, perchè le speranze (fin troppo e fin da troppi sbandierate) non rimangano tali per l'ennesima volta. Dacci subito dei FATTI, oltre le belle e giuste parole che hai speso in campagna elettorale, perchè il mondo non può più vivere di false speranze, non è più il tempo. Certe cose lasciale ancora a dei provincialotti come noi italiani. 
 
Oggi è una data storica, non lo nego, ma spero che storico sia tutto il tuo mandato, perchè se ci deludi anche tu allora andiamo tutti nella merda. Però qui noi viviamo in Italia e non negli Stati Uniti e ovviamente per tutti i nostri penosi governanti, subito pronti a salire sul carro del vincitore, sei già diventato l' "amico Obama", come l' "amico Putin", l' "amico Bush" (però come cambiano in fretta le amicizie eh Barack?) o l' "amico Hu Jintao" e sono già tutti pronti a tirarti per la giacchetta. Il mondo non ha bisogno di supereroi, Barack, ma "solo" di gente semplice e capace, giusta e di buon senso (questo vuol dire essere supereroi nel mondo d'oggi?) e se riesci ad essere anche un po' solidale non guasterebbe affatto. Nessuno ha detto che sarà semplice, ma tu lo puoi fare, l'hai detto tu, anzi lo DEVI fare ... YES, YOU MUST. Si dice che, nel bene e nel male, quello che succede negli Stati Uniti a distanza di una ventina d'anni succeda poi o si ripercuote comunque anche in Italia ... beh ... da un lato la cosa non è che mi faccia un gran piacere, ma in questo caso mi auguro non dovremo aspettare così tanto .. o forse dovremmo metterci la firma? Qui di lavoro ce n'è da fare ...  
Vabeh, una cosa alla volta Barak, qui gli sconti non si fanno più a nessuno ... per intanto io sto alla finestra, e adesso AL LAVORO!

lunedì 3 novembre 2008

SUVVIA, UN PO’ DI OTTIMISMO!

Lo Stivale, il nostro “BEL” Paese affonda ormai sempre più nell’ipocrisia, nel bigottismo, nel populismo, nella corruzione, nella falsità e nella menzogna consapevoli, nel malcostume, nel disservizio, nell’opportunismo, nel vince chi urla più forte, chi te lo mette in culo prima e meglio, chi è più furbo a scapito di tutto e tutti, nella “cultura” dell’apparire, nelle suonerie dei cellulari, nell’ecatombe delle morti bianche, nella TV spazzatura e nella spazzatura vera e propria, nello scippo del TFR, nel razzismo becero e galoppante che finalmente può venire allo scoperto con la compiacenza e il benestare di chi tira le fila, nelle basi militari e le centrali nucleari, nelle finte raccolte benefiche, nel calcio plurimilionario, nella truffa legalizzata, nell’incessante perdita di memoria storica e conseguente revisione, nella precarietà di lavoro e di valori, in una classe politica e dirigente penosa e al totale servizio di quella dirigenziale economica (anzi, direi che oggi più che mai praticamente coincidono), in un ministro del consiglio che è anche l’uomo più ricco del paese stesso, e per giunta votato anche dagli operai, un paese nel quale l’unico che prova a fare una parvenza di vera opposizione a un governo fascista è un ex poliziotto, nel “sono aperto al dialogo … ma poi si fa quello che dico io”, nelle “riforme” a colpi di decreto, nel “mors tua vita mea”, in ex veline e geishe mediatiche ora ministri delle pari opportunità (certo credo molto gratificante per una donna), nella tolleranza zero su droghe e alcol rovinando la vita a chi viene trattato alla stregua di un tossicodipendente o alcolizzato, salvo poi constatare che in Parlamento ci sono pippaioli che la cocaina se la fanno portare a domicilio … ma se rimango sempre sobrio e lucido allora rifletto, e se rifletto mi incazzo di brutto..come ne esco?

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Ma sì, le solite esagerazioni, il solito sovversismo spicciolo, un po’ di sano ottimismo eccheccazzo!

giovedì 23 ottobre 2008

IN DIFESA DELLA SCUOLA ... E DELL'ACQUA

"Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.
Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico." 
 Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950
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ACQUA IN BOCCA: VI ABBIAMO VENDUTO L'ACQUA

di Rosaria Ruffini

Mentre nel paese imperversano discussioni sul grembiulino a scuola, sul guinzaglio al cane e sul flagello dei graffiti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell'acqua pubblica. Il Parlamento ha votato il decreto legge 112 del Ministro Tremonti (trasformato in legge n° 133 il 6 agosto del 2008, vedi articolo 23bis), che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica. Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l'acqua non sarà più un bene pubblico ma una merce, e quindi sarà gestita da multinazionali (le stesse che possiedono l'acqua minerale). Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l'acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%. Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori. La privatizzazione dell'acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L'acqua è sacra in ogni paese cultura e fede del mondo. L'uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita. L'acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno puo' appropriarsene per trarne illecito profitto. L'acqua è l'oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre. Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo. Acqua in bocca.

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