domenica 19 maggio 2013

DENTRO LA STRISCIA / Viaggio in Palestina e Israele (1a parte)

GENESI

Tutto ha inizio a fine gennaio 2013. Una cooperativa locale, solita ad organizzare periodicamente appuntamenti “etnici”, organizza una cena palestinese alla quale prendo parte con gli amici. Lì c’è Serena che ci illustra le attività della ONG Vento di Terra che opera proprio in Palestina e Cisgiordania e ci parla di queste terre tormentate.
(* Sulla Questione Palestinese qui e qui )
Poco più di un mese dopo veniamo a conoscenza che VDT organizza ad aprile un viaggio/missione di una settimana, proprio in visita a questi progetti unito ad un canonico turismo ai “luoghi sacri”. Nel programma è prevista l’entrata in Gaza, un nome che evoca da subito tante brutture sentite o lette solo su tv e giornali ma proprio per questo anche tanto “stimolante”.
Io e l’amico Obe, con cui già stavo paventando una trasferta per i medesimi giorni, ci consultiamo e pressoché immediatamente abbandoniamo i nostri progetti caraibici ancora in fase embrionale aderendo decisamente all’iniziativa, pur con tutte le perplessità che il caso impone; la voglia di toccare con mano, vedere coi nostri occhi, renderci diretti testimoni, per quanto possibile, di quanto finora solo più o meno distrattamente letto e visto sui mass media è decisamente più forte.
VDT svolge tutta la laboriosa burocrazia del caso e alla fine Serena ci annuncia felice via mail “Abbiamo i permessi per Gaza!”.


MERCOLEDI’ 24 APRILE

Partenza da Malpensa alle 22.35 con ELAL, compagnia di bandiera israeliana, e ritrovo alle 19.40 per via dei lunghi controlli e “interviste” di rito, vista la destinazione. Siamo in 15 (oltre me, Obe e Serena ci sono Patrizia, Alberto, Grazia, Gilberto, Rosanna, Laura&Claudio, Paola riminese, Paola milanese, Mariateresa, Maria&Ludovico) e il gruppo è variegato, per età, professioni ed esperienze personali, di viaggio e non. C’è anche chi è già stato in Israele. Nonostante questa varietà, il gruppo si rivelerà poi molto affiatato e funzionale, nonché mosso in toto da uno stesso spirito comune.
I controlli in aeroporto si confermano lunghi e minuziosi e giustificano ampiamente le 3 ore di anticipo sul volo. Solerti funzionari dai modi gentili ci interrogano individualmente seduta stante sui motivi del viaggio, le professioni ecc … ad alcuni di noi vengono già controllati i bagagli, a me (i cui tratti somatici mediterranei e vagamente arabeggianti in questa sede non aiutano) viene fatta firmare una carta con la quale “concedo” (dovendo levare il lucchetto che avevo apposto) il controllo dei miei bagagli in mia assenza (zaino a mano compreso) pena la riserva a permettermi la partenza. Lo zaino mi verrà restituito al gate di imbarco e tutto questo, dicono, “per la MIA sicurezza”(?).
Al gate veniamo sottoposti ad altri controlli e trattenuti nuovamente sotto lo sguardo vigilissimo e intransigente delle gentili funzionarie che non ci staccano gli occhi di dosso controllando perfino se nell’attesa parliamo tra di noi e se ci scambiamo qualsivoglia oggetto. Ci impediscono anche contatti con esterni a questo gruppo “esclusivo”.
Alla fine riusciamo a partire, 4 ore di volo e arriviamo all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv a notte fonda, intorno le 3.30, dove ci attende Mahmoud che col suo pulmino ci scorazzerà In Israele e Cisgiordania diventando di fatto parte tanto riservata quanto integrante del gruppo.
Guadagniamo le camere e soprattutto i letti presso l’Hotel Victoria a Gerusalemme Est (Al-Quds in arabo) quando sono già intorno le 5 per una meritata e corposa dormita di ben … 4 ore!


GIOVEDI’ 25 APRILE

In Italia si festeggia la Liberazione e la Resistenza, parola quest'ultima che da queste parti, ahimè, mi sembra assumere ancora la sua più autentica e soprattutto tangibile valenza. Sveglia, colazione e partenza a piedi per un primo giorno di “conoscenza” di Gerusalemme. Il clima è e rimarrà sempre bellissimo, ideale, costantemente soleggiato, pure troppo (a tratti mi lacrimano gli occhi per la rifrazione della luce sugli edifici rigorosamente in pietra chiara), cielo perennemente sgombro da nuvole (ne conterò forse un paio per tutta la durata del viaggio) ma anche ventilato e quindi non umido. Ci cospargiamo preventivamente con un po’ di crema solare.
Porta di Damasco
Raggiungiamo la Porta di Damasco e da lì entriamo direttamente nel Suq Arabo (o souk che dir si voglia) che percorriamo in toto anche lungo la Via Dolorosa e le sue stazioni della Via Crucis (c’è anche chi la percorre con croci in spalla! :/) fino a sfociare al Cardo Romano (sti romani sono arrivati davvero dappertutto!) e nel quartiere ebraico culminante nella moderna Sinagoga Beit Yakoov. Subito ci pare lampante la differenza di mondi confinanti, anzi, s-confinanti tra loro: il suq arabo col suo dedalo caotico di vie e viuzze, bancarelle e merce di ogni genere (nessuno mai è però insistente o vagamente molesto) e pochi metri al di fuori di questo l’ordine, la fioritura e il florilegio di bandiere con la stella di David del quartiere ebraico. Questo contrasto ci sarà visibile per tutto il nostro viaggio anche se in contesti diversi. Lo spaesamento unito all’emergente sensazione (a tratti poi quasi tangibile) di essere sempre e comunque sorvegliati, deve essere palese sui nostri volti, tanto che un simpatico signorotto barbuto che ci passa di fianco ci esorta simpaticamente a sorridere.
Muro del pianto (Kotel)
Sbuchiamo nella vasta area del Muro del Pianto (o Kotel, come lo chiamano gli ebrei: il muro occidentale del tempio) e della Spianata delle Moschee, tutte e due lì, uno sotto all’altra. Visitiamo il Muro indossando una Kippah posticcia che viene distribuita appena prima di approssimarvisi. Contrastano la solennità di chi, seduto o in piedi, con la tipica "divisa" ebraica e non, poggia dondolante il capo al muro in preghiera e il festoso frastuono a pochi metri di distanza provenienti da un paio di Bar Mitzvah in corso. Vista la lunga coda, lasciamo la Spianata per il nostro ritorno a Gerusalemme alla fine del viaggio.
Ci rituffiamo nel suq per pranzare in un localino tipico e alla mano dove abbiamo il primo approccio col cibo locale, che costituirà giocoforza la nostra dieta per tutta la durata del viaggio: riso, spezie varie, hummus, insalatine, Mansaf, yogurt, falafel  e succhi vari rigorosamente analcolici :) Notiamo la singolare “usanza” degli arabi di Gerusalemme di tenere al muro di abitazioni e negozi molte gabbiette con uccellini canterini. Chiedendo a un barbiere di fronte al nostro Hotel anche lui con la gabbietta al muro, mi spiega che questi sono una particolare tipologia di uccellini diversi dai canarini e che il Governo Israeliano vieta di tenere in gabbia.  “Quindi in questo momento …” gli dico ridendo “tu saresti fuorilegge” … e lui, ridendo, annuisce. Certo l’immagine di tutti questi uccellini che cantano nelle loro gabbie mi risulta subito molto emblematica di questo popolo.
Finito di pranzare riprendiamo la Via Dolorosa fino alla Porta dei Leoni e da lì sbuchiamo al Cimitero Arabo, lasciato purtroppo all’incuria e alla trascuratezza. Da qui, anche, si gode di un bel panorama su tutta la città e sul dirimpettaio Cimitero Ebraico sull’altro colle. Una rapida sosta rigenerante all’ombra di un albero e si riparte fino all’Orto del Getsemani con l’adiacente Grotta e Chiesa, dove si sta celebrando messa in italiano.
Il Muro della vergogna
Rimontiamo sulla Mahmoud-mobile che è venuta a prelevarci e ci spostiamo nella periferia cittadina fino ai piedi del Muro che separa la città dai suoi sobborghi arabi. Qui l’impatto è abbastanza forte, è il primo imponente segno della segregazione palestinese davanti a cui ci troviamo. Scatta automatica in tutti l’indignazione  che sfocia nei primi animati dibattiti interni al gruppo (ovviamente sempre presenti durante tutto il viaggio) e, personalmente, la profonda e sincera VERGOGNA verso il genere umano.
Percorriamo l’altissimo muro per un tratto in salita, salutiamo e ci soffermiamo con qualche bambino che gioca in strada, ci saluta e ci dà il benvenuto (tutti gli arabi indistintamente ci daranno il benvenuto durante tutto il nostro viaggio). Arriviamo così al Cimitero Ebraico sul colle opposto a quello arabo di poco prima. La vista della città e di tutta la Spianata delle Moschee è qui ancor più suggestiva.
Luna piena a Gerusalemme
Torniamo in hotel per una doccia ristoratrice e poi ceniamo al vicino ristorante Al Azhar (Le rose) dove incontriamo altri ragazzi di VDT impegnati in Palestina e Cisgiordania (e che rivedremo nei giorni seguenti) e Dario, sempre di VDT, che ci farà da cicerone per tutta la nostra permanenza nella Striscia di Gaza. Sarà la stanchezza, le poche ore di sonno e le tante ore sotto il sole battente, ma non mi sento proprio al 100%, quindi sono tra i primi a ritirarsi a malincuore e guadagnare il letto per una più corposa dormita. La finestra della nostra camera mostra un suggestivo skyline di Gerusalemme Est sotto la luna piena.

lunedì 27 settembre 2010

NOI CHE ABBIAMO VISTO DNIPROPETROVSK (I survived a tour in Ukraine) - (Last) Chapter V

ODESSA 20/21/22/23 agosto - Dopo la tragica esperienza del treno notturno Dnipropetrovsk-Simferopoli, notevole è il nostro timore nell'affrontare l'ultimo tratto del nostro tour: la 13-ore notturna Simferopoli-Odessa! Fortunatamente questa volta il treno si rivela accettabile e anche la compagnia nel vagone-letto (una irrequieta adolescente in compagnia della sua arzilla nonna) si rivela quantomento divertente. Facciamo anche conoscenza con una ragazza ucraina con trascorsi italiani e passiamo buona parte delle prime ore a chiacchierare con lei. Ad Odessa ci attende una dinamica signora sulla 55-60na che ci ha segnalato il buon Sergio di Lviv per trovare alloggio ad Odessa. Anche lei parla molto bene l'italiano e ci accompagna all'Hotel che ha trovato per noi in pieno centro di fronte al mega centro commerciale Afina. Curiosità: lo stabile e quello di fianco sono ancora in ristrutturazione e completamento e l'impovvisata reception è una stanza al primo piano nella quale c'è anche chi stira e dove vengono accumulati insieme panni e parcheggiate biciclette! :) tanto che ancora adesso ignoro totalmente il nome dell'Hotel :) La camera è nuova ma spartana, con TV e frigo ma priva di comodini ove appoggiare alcunchè e la finestra che, oltre al cornicione "friabile", dà direttamente sui lavori del palazzo di fianco :) Ovviamente nessuno del personale parla un accettabile inglese (e ti pareva!) così sistemiamo la burocrazia con l'aiuto della signora e, visto che la nostra camera deve essere ancora preparata, partiamo con lei per un giro mattutino della città con colazione annessa. A conti fatti questo risulterà anche il miglior tour della città in quanto di prima mattina le strade sono ancora pressocchè deserte (ci renderemo conto solo poi della folla di turisti e locali che popola la città) e l'affabile signora, oltre scroccarci la colazione, ci mostra in 2/3 orette scarse già quasi tutte le principali attrazioni locali, erudendoci con note storiche, architettoniche, letterarie e quant'altro. Arriviamo anche al cospetto della famigerata Scalinata Potemkin, ma lì ci fermiamo riservando alla discesa e risalita della stessa l'ultimissimo atto solenne di tutto il nostro tour. Odessa si rivela una città molto gradevole e vivace, frutto delle più disparate culture e dei popoli più diversi. Nel corso dei secoli, qui hanno infatti transitato italiani, greci, francesi, turchi, russi e quant'altro, ciascuno lasciando ben visibili i segni del loro passaggio, anche nella gente stessa che la popola. Varie infatti sono le etnie e le tipologie che si incontrano lungo le strade; tutto ciò fa di Odessa il "melting-pot" ucraino e forte è l'atmosfera cosmolpolita che vi si respira e l'impressione di essere in una città davvero diversa dalle alte finora visitate. Il tour cittadino comincia giocoforza dalla centralissima Vulytsya Derybasivska, la via commerciale più importante, via-vai incessante di gente, bancarelle, bar e ristoranti, fulcro della vita cittadina e lungo la quale si trova il Gorodskoy Sad (il giaridno pubblico); si prosegue con la cattedrale Preobrazhensky (Cattedrale della Trasfigurazione), il Teatro dell'Opera e del Balletto, gioiello architettonico della città; in rapida sequenza il Municipio con di fronte la statua di Pushkin e il viale alberato Bulvar Prymorsky, fino a raggiungere la statua del duca di Rechelieu (primo governatore di Odessa) proprio di fronte la già citata Scalinata Potemkin, la quale a sua volta dà direttamente sul Porto cittadino, anch'esso meritevole di una passeggiata, magari notturna. Si prosegue con il Palazzo Vorontsov e il ponte pedonale Tyoshchyn Most (Ponte della Suocera) per poi finire in Ploshcha Yekaterynynska con la statua, appunto, di Caterina la Grande, imperatrice e fondatrice della città nonchè, stando alla storia, una che "si dava particolarmente da fare" :)) (lo stesso generale Grygory Potemkin fu uno dei suoi amanti, i "migliori" quattro dei quali sono rappresentati proprio ai suoi piedi con lei nella statua). Da segnalare per l'architettura anche la stazione dei treni (Vokzhal) e l'attiguo Privozh Rinok (mercato-labirinto rionale). Un pomeriggio ci spingiamo mezzo marshurtka anche ai margini della città a visitare il ben più vasto mercato "7-Chilometri" , così chiamato per la sua distanza dalla città, il più grande mercato (recita la guida) di tutto il territorio dell'ex Unione Sovietica. In effetti la sua vastità è ragguardevole e appena entrati si è leggermente spaesati; sembra di essere all'interno di un gigantesco labirinto e tutt'intorno si alternano persone e merci più disparate; ogni "bancone" non è altro che un container all'interno dei quali la merce viene esposta e che ogni giorno vengono aperti e richiusi senza tanti dispendi di energie :) Ovviamente, qui no, non vi è nemmeno l'ombra di un turista! Una giornata la dedichiamo anche alla spiaggia: ce n'è una più vicina alla città, la Lanzheron, dove noi però non andiamo e poi le più famose alle quali si accede dalla famosa Arkadia, una sorta di Paese dei Balocchi cittadino costituito da un'ampia area adibita esclusivamente allo svago diurno sulle spiagge e notturno negli svariati locali, bar e discoteche che si susseguono uno fianco all'altro. L'ultima giornata ci rechiamo in auto in compagnia di una nostra amicizia locale alla Belgorod-Dnestrovskaja krepost, ovvero la Rocca dell'antica città di Tira, distante da Odessa circa 80 kilometri. La visita è interessante ma è senz'altro da intraprendere unicamente se fermi ad Odessa per diversi giorni e avendo già visitato tutto della città, anche perchè non credo esistano dei servizi bus che vi organizzano escursioni. La gita fuori porta risulta comunque interessante anche per attraversare e visionare tutta l'area circostante, fatta di diverse piccole località balneari esclusivamente per russi e locali. Al ritorno abbiamo giusto il tempo per compiere l'ultimo e definitivo atto solenne della visita alla città e, direi, di tutto il tour: la discesa e risalta della Scalinata Potemkin!!! :) Caso vuole che proprio il 24 agosto sia festa di Indipendenza nazionale, quindi lungo la scalinata (e in giro per la città) ci sorbiamo anche tutti i festeggiamenti, inni nazionali e sbandieramenti solenni del caso :) Data la presenza della suddetta Arkadia, la nightlife locale è abbastanza movimentata. Dopo una prima serata passata in città, infatti, consumiamo le altre nottate proprio all'Arkadia, facilmente raggiungibile in una 10na di minuti coi mezzi pubblici o con un taxi quando questi cessano l'attività, e segnatamente nelle discoteche che vanno per la maggiore, ovvero Ibiza e Itaka (classici discoteconi all'aperto con spettacoli e animazione) e un'altra di cui non ricordo il nome, dove ci trasciniamo stancamente l'ultima notte prima della levataccia per il volo che ci riporta a casa. EPILOGO : L'Ucraina era un "pallino" che da tempo volevo soddisfare, cosa che credo di aver fatto con questo tour e ne sono quindi comunque contento. Per vari motivi forse non rimarrà per me una vacanza indimenticabile e rimane il sentore che, forse, non vale interamente le fatiche e le tribolazioni di tutto un intero tour di 2 o 3 settimane. Le sensazioni più positive rimangono legate, ovviamente personalmente, alle città di Lviv e Odessa, unici posti in cui forse tornerei ma unicamente per passarvi un weekend. Ma come dice giustamente la canzone "Il viaggiatore viaggia solo e non lo fa per tornare contento ..." quindi Прощавай Україні !!! :)

martedì 21 settembre 2010

NOI CHE ABBIAMO VISTO DNIPROPETROVSK (I survived a tour in Ukraine) - Chapter IV

HTML clipboard
YALTA E LA CRIMEA 16/17/18/19 agosto - Andare in tour in Ucraina e non visitare la Crimea immagino sia un po’ come “andare a Roma e non vedere il papa”, anche se, forse, a posteriori il posto non vale tutte le fatiche che si compiono per raggiungerla. Il nodo ferroviario cruciale di approdo e ripartenza è Simferopoli, da dove partono e arrivano poi tutte le varie marschurtke e ogni altro mezzo per le varie località della regione. Noi vi arriviamo dopo un viaggio notturno da tregenda di 8 ore, in cui la capo-vagone si ostina con modi bruschi a tenere i finestrini chiusi mentre all’interno non va neanche quel minimo sindacale di aria condizionata che solitamente forniscono questi treni. Eccomi quindi a smoccolare in ogni lingua (tranne il russo : ) ) per il corridoio contro l’intransigente capo-vagone, mentre la signora che siede con noi nello scompartimento non capisce le parole ma ne intuisce benissimo senso e portata abbozzando un timido “Sorry, this is Ukraine”. Tento un paio di volte di prendere sonno nello scompartimento ma alla prima fuggo nel corridoio in crisi respiratoria e alla seconda in un bagno di sudore, coi due nostri coinquilini (la signora di cui sopra e un altro uomo sulla 40na) che hanno preso oltretutto a russare sonoramente, come se non bastassero gli agghiaccianti colpi di mortaio e il rumore di ferraglia che si sentono provenire da sotto il vagone ogni qualvolta si accenni ad una frenata o timida ripartenza. Vado deciso ad aprire il finestrino del corridoio per prendere una boccata d’aria, noncurante della capo-vagone e deciso a colpirla fortissimo in pieno volto non appena avesse pronunciato una sola sillaba nei miei confronti. Per fortuna, vista l’ora, neanche lei è in giro per lo scompartimento e intanto mi chiedo come Gillo possa dormire sereno all’interno del vagone o se piuttosto sia ancora vivo. Scopro solo dopo che anche lui sta soffrendo le pene dell’inferno. Lo sfinimento e alcuni stratagemmi mi inducono a un minimo di sonno prima del nostro arrivo a Simferopoli di primissima mattina. Fresco come una rosa (come si può facilmente immaginare), da lì ci dirigiamo subito a Yalta intrappolati nei sedili di una delle numerose marshurtke che troviamo fuori la stazione e vi arriviamo già a metà mattinata, in tempo anche per risolvere la questione alloggio (impossibile prenotare con anticipo un alloggio a Yalta ad agosto se non forse in costosi hotels). “Risolvere la questione alloggio” a Yalta in agosto vuol dire affidarsi a una delle numerose babushke (signore) che si trovano al di fuori della stazione di arrivo con cartelli o foglietti con scritto Komnata o Kvartira (camera, appartamento) e incrociare le dita, esattamente come facciamo anche noi. Veniamo scortati non molto lontano in quella che poi scopriamo essere proprio la casa di una signora e della sua famiglia e ad un prezzo nettamente inferiore alla media otteniamo l’uso di due camere con due letti e del bagno in comune con il resto della famiglia :) Accettiamo facendoci forza e scoprendo poi ad uno sguardo più attento che la seconda camera col secondo letto (che si prende il buon Gillo) non è altro che il balcone esterno della prima camera, coperto e adibito a camera e tenuto separato dal resto del balcone (che dà su altre stanze a noi proibite) da un semplice armadio che neanche copre tutta la larghezza del balcone stesso. Il tutto senza aria condizionata ma col solo uso, sempre in due, di una piccolo ventilatore che però si rivelerà fondamentale. Yalta è la località ucraina di villeggiatura per eccellenza di russi e ucraini i quali vi emigrano in massa insieme a interi gruppi familiari per passarvi l’estate. A parte sole e qualche spiaggia, di per sé la città non ha un granché da offrire turisticamente parlando, ma da qui è possibile partire alla volta di varie escursioni sparse in tutta la regione, turisticamente più interessante. La vita sociale soprattutto serale si concentra lungo il lungomare, con la onnipresente statua di Lenin (che qui a dire il vero un po’ stona col contesto) e dove si passeggia, si mangia, si canta e si balla in compagnia di ogni saltimbanco possibile e immaginabile … tutto è scientemente pensato per sfilare quattrini al turista :) Ai due estremi si trovano il McDonald’s e qualche discoteca o locale serale. Il primo giorno riusciamo a fatica ad acquistare sul molo due biglietti per il traghetto verso il Nido di Rondine (Lastochkino Gnizdo), un castelletto/torretta a picco sulla scogliera, simbolo turistico di tutta la Crimea e spudorata trappola per turisti ma dall’indubbio suggestivo scenario (se non fosse per un eco-mostro ben visibile proprio sul colle alle sue spalle!). Si raggiunge arrivando col traghetto e salendo a piedi sulla cima della scogliera scansando bancarelle e baretti ed ha motivo di essere ammirato solo dall’esterno, in quanto all’interno vi è un ristorante … italiano! La visita di per sé non porta via molto tempo in quanto il castello e veramente piccolo e dopo il florilegio di foto di rito si può riscendere e ingaggiare la lotta con gli altri turisti per accaparrarsi i posti sul primo battello utile per il ritorno (anche se in teoria gli orari sono definiti sul biglietto). Il secondo giorno ci affidiamo ad una escursione guidata (acquistabile in uno degli sgabbiotti presenti sempre sul lungomare) e visitiamo il Palazzo di Alupka (residenza di Churchill durante la conferenza di Yalta del 1945) con annesso parco. Ovviamente realizziamo subito che siamo gli unici non-russi del gruppo e che, pare scontato, l’intero tour sarà tenuto in rigorosa lingua russa! Le difficoltà della lingua da queste parti sono testimoniate anche dal fatto che la guida (una piacente e risoluta signora sulla 40-45na) non abbia la benché minima padronanza della lingua inglese tanto da andare nel panico ogni qualvolta ci deve comunicare che facciamo una pausa e ci saremmo rivisti da lì a 10 minuti … e meno male che è una guida turistica .. figuratevi la gente comune! Durante il tour più volte io e Gillo ci guardiamo in faccia perplessi, a cominciare dal tragitto sul bus, ogniqualvolta la nostra guida ci narra la bellezza del panorama di quei luoghi e dei numerosi “sanatori” (centri termali della ex unione sovietica) della zona; sarà … ma a noi sembrano altrettanti eco-mostri che invece di esaltare il paesaggio lo svalutano dal punto di vista paesaggistico. Arrivando al Palazzo inizia tutto un tour “botanico” nel parco, con spiegazioni dettagliatissime e prolungate (sempre in rigoroso russo) di ogni albero presente .. altri sguardi perplessi tra me e Gillo mentre gli autoctoni sparano raffiche di foto in ogni posa immaginabile (alla fine del tour scopriremo che i russi, e specialmente le ragazze, vanno letteralmente in estasi quando si tratta di posare per delle foto spesso e volentieri al cospetto di fondali per lo più insignificanti; in particolare sono prediletti tronchi d’albero e aiuole in fiore). Il top lo raggiungiamo quando il gruppo si ferma al cospetto di un ammasso di pietre a mò di cava e la guida parte con 20 minuti di spiegazione mentre ovviamente a tutti non pare vero di poter realizzare un book fotografico davanti siffatta attrazione …. Mah! Capiamo che forse rappresentano le pietre usate per la costruzione del palazzo o parte di questo, la fotografo anch’io più che altro per documentare visivamente tanta pochezza. La visita continua all’interno del palazzo e appena fuori nei suoi bei giardini, per poi venire riportati alla base alla sera. Per l’altra giornata decidiamo di fare da soli (quanto mai!) e decidiamo di visitare il Palazzo di Livadia (Livadia Dvorets), ovvero il luogo che ha ospitato la Conferenza di Yalta del 1945. E’ raggiungibile con una semplice marschutka cittadina (mi sembra n°11) ed è sempre sulla strada percorsa il giorno prima per Alupka, ma quando vi arriviamo (dopo il fuoco di fila delle bancarelle) nonostante quanto riportato dalla nostra guida facciamo la illuminante scoperta che … è giorno di chiusura!!! Gillo, per cui il Palazzo pare essere l’unica cosa veramente interessante da visitare in Crimea e forse in tutta l’Ucraina, ha un cedimento di nervi da cui non si riprenderà più fino alla fine del viaggio, maledendo da lì in poi l’universo, il mondo e l’Ucraina in particolare : ) . Non ci resta che guardarci il Palazzo dall’esterno e circumnavigarlo camminando nel suo parco, mangiarci un paio di frittelloni tipici locali (di carne o formaggio) in un bar vicino e fare mesto ritorno a Yalta. Nonostante il luogo vacanziero, anche qui la vita serale ci sorprende in negativo. Prima serata in una disco che, pare, vada per la maggiore (non ricordo il nome): vuota! Consumiamo qualche alcolico e poi fuori. Seconda serata al Varadero, locale sulla spiaggia alla fine del lungomare. Qui la situazione è leggermente migliore, ma i presenti sembrano tutti invasati intenti a ballare (nonostante gli senari che il nome del posto vorrebbe evocare) al ritmo della “tunze-tunze” più spietata. Ci prendiamo un tavolo da dove risultiamo assolutamente invisibili a tutti tranne che al cameriere che ci viene a rompere i maroni ogni 5 minuti. Ultima sera puntiamo al Matrix, appena sopra il Varadero all’interno di un super-Hotel. Consta di due piani, al primo c’è la disco, al secondo il night/strip club. All’entrata uno dei buttafuori di guardia pretende una “mazzetta” aggiuntiva di 100 grivnas (oltre il biglietto di entrata già di per sé costoso per gli standards locali) per farmi entrare con la scusa che sono in jeans corti e millantando la presenza all’interno di ragazze celestiali. Morale: sia nella disco che nel nightclub non c’è praticamente nessuno e l’unico presente è pure in canotta! La delusione è tale da farmi addirittura rintuzzare le avances di una spogliarellista che mi raggiunge al bancone mentre a capo chino consumo svogliatamente il mio mojito. Ormai totalmente sconsolati, io e Gillo abbandoniamo definitivamente ogni velleità festaiola, chiedendoci dove diavolo passino la notte i vacanzieri di Yalta e desiderosi solo di lasciare la città, non prima di essermi tolto all’uscita del locale un “sassolino” verbale dalla scarpa col buttafuori di cui sopra. HTML clipboardHTML clipboardHTML clipboardHTML clipboardHTML clipboardHTML clipboardHTML clipboardHTML clipboardHTML clipboardHTML clipboard

In definitiva, come detto, credo che andando in Ucraina la Crimea vada visitata, ma la nostra impressione è che sia abbastanza sopravvalutata, sia sotto l’aspetto puramente turistico che sotto quello squisitamente “ludico”.