venerdì 17 settembre 2010

NOI CHE ABBIAMO VISTO DNIPROPETROVSK (I survived a tour in Ukraine) - Chapter III

DNIPROPETROVSK 13-14-15 agosto - “Cosa andate a fare a Dnipropetrovsk?” , “Perché siete andati a Dnipropetrovsk!?”. Queste sono le domande più frequenti che subito ci vengono poste dai locali non appena descriviamo il nostro itinerario, fatto o da fare, il tutto accompagnato da espressioni miste tra l’incredulo e il compassionevole nei nostri confronti. In effetti, ci si impiega forse più tempo a pronunciare correttamente il nome di questa città che a visitare tutto ciò che può offrire di interessante.

Noi transitiamo da questa città (ove arriviamo con un treno mattutino) anche vista la presenza di un’amicizia locale che ci farà ottenere i biglietti del treno per la Crimea e successivamente da questa per Odessa (in quanto ufficialmente già tutti venduti :) ). Molto gioca anche quel certo “gusto del proibito” proprio dei bambini che induce a fare una cosa proprio quando viene proibita o sconsigliata dai più, oltre che il poter dire di essere stati “ai confini della realtà, laggiù dove nessun altro essere umano sia mai stato prima”

L’aspetto comunque interessante è vedere, dopo Lviv e Kiev, una città ulteriormente diversa in tutte le sue sfaccettature, nel bene e soprattutto nel male :) Qui si comincia a respirare decisamente di più l’atmosfera ex-sovietica, la gente è meno nazionalista e molto più di buon grado accetta la lingua russa, anche in quanto di origine o radici proprio russe. Di interesse tutto il lungo-fiume e la maestosità del fiume Dnepr, ma il centro è un coacervo di via-vai di persone e mezzi senza un preciso piano regolatore, dove campeggiano uno fianco all’altro il modernissimo centro commerciale MOST (e l’attiguo grattacielo residenziale) e altre costruzioni fatiscenti o in demolizione. Il resto è tutto scarsamente o addirittura per nulla illuminato.

Mezzo marshurtka (furgoncini cittadini diffusi in tutta l’Ucraina e non solo, che si prendono al volo e si pagano direttamente all’autista all’atto della salita o discesa o nelle mani di un volenteroso che decide di raccogliere i soldi per tutti), ci spingiamo un giorno anche fin dall’altra parte della città attraverso uno dei ponti che sorvolano il fiume Dnepr e andiamo a visitare …. un centro commerciale! :) Torna comunque buono per mangiare qualcosa e ripararci dalla canicola cittadina.

Nightlife consumata in una discoteca/tunnel nei pressi del lungo-fiume trovata un po’ per caso seguendo la musica sparata in aria a svariati decibel da un barettino attiguo e di cui non ho capito il nome (forse SCANAL) ove si consuma anche un addio al nubilato con invitate in rigoroso mini-gonnellino da sturbo ed esibizione finale di due (discutibili) ballerini/spogliarellisti che lasciano pressoché in mutande la futura sposa oltre che metterle le mani un po’ dappertutto.

Per il sabato sera, visto che abbiamo lo stadio proprio dietro casa, optiamo per non lasciarci sfuggire l’occasionissima di assistere al tanto atteso derby DNIPRO-METALLIST (anche se il Metallist è della città di Kharkhiv che dista 230 kilometri), con ingresso gentilmente offerto dai capi ultras del Dnipro con cui facciamo conoscenza fuori dello Stadio. Saputo che siamo italiani siamo subito eletti invitati speciali nel cuore della curva Nord, con la quale cantiamo cori e alziamo striscioni per lo più a noi incomprensibili. I presenti notano la presenza di due facce “non conosciute” ma il fatto che siamo accompagnati al suo interno direttamente dai capi ovviamente non induce nessuno a porre la benché minima opposizione. La curva comunque si rivela molto “tranquilla” per i canoni che abbiamo in Italia, nessun problema al suo interno, cori, esultanze e quant’altro si svolgono tutti molto tranquillamente, nessun coinvolgimento politico apparente di nessun tipo, il tutto sotto gli occhi vigili della nutrita pattuglia di miliziani sottostante, che però non è in assetto da guerra come siamo abituati a vedere in Italia. In particolare l’addetto al megafono e capo-cori, un ragazzo dall’aspetto tutt’altro che truce ma che sembra davvero contare più di tutti lì dentro e che mastica un po’ di inglese, è quello che ci prende più in simpatia, si intrattiene un po’ con noi anche nell’intervallo e scende dalla sua postazione appositamente per venirci ad abbracciare al gol del Dnipro che però verrà poi annullato.

Per la cronaca, la squadra locale perde infatti 0-1 e decidiamo quindi di non dilungarci troppo nello stadio dopo la partita prima che qualcuno veda in noi qualche probabile elemento menagramo. Non si verifica comunque nessun problema di alcun genere sia dentro che fuori lo stadio. Alcune tifoserie italiane dovrebbero ahimè imparare perfino da quelle Ucraine! L’incontro difatti è di cartello (il Dnipro è primo in classifica), anche se il livello tecnico-tattico (va detto il vero) è forse equiparabile senza esagerare ad una nostra 1°/2° categoria. Altra nota, pare sia vietatissimo portare all’interno dello stadio le sigarette (?!?!) in quanto vediamo all’ingresso intransigenti miliziani alleggerirne senza troppi fronzoli alcuni ignari spettatori.

L'appartamento ci viene qui trovato dal nostro contatto locale di cui sopra, lungo la via Pushkina.

venerdì 10 settembre 2010

NOI CHE ABBIAMO VISTO DNIPROPETROVSK (I survived a tour in Ukraine) - Chapter II

KIEV 10/11/12 agosto – Per motivi logistici di tempo/itinerario abbiamo dovuto affrontare la capitale (ove arriviamo col primo nostro spostamento notturno in treno) durante la settimana, da martedì a giovedì, confidando potesse garantire più di altri posti una vita notturna comunque accettabile, speranza poi rivelatasi disattesa.

Come tutte le capitali, Kiev è una città grande, con tutto ciò che ne consegue, diversa da Lviv, visitabile anche questa in un paio di giorni pieni o tre. Da visitare, nell’ordine, la centrale Maydan Nezalezhnosti (piazza dell’Indipendenza) e la Vulytsia Khreshchatyke, l’altrettanto centrale vialone che la taglia in due, tutta l’area tra i monasteri di San Michele e Santa Sofia (visitabili internamente), la zona del Verkhovna Rada (il Parlamento) risalendo un po’ alle spalle della Maydan) per poi proseguire con lo Stadio della Dynamo (quello nuovo della Reppublica lo troviamo in piena ristrutturazione) fino a giungere al monumento dell’Amicizia delle Nazioni per celebrare l’unificazione tra Russa e Ucraina del 1654. La guida si sofferma anche su altre “attrazioni” turistiche che però noi troviamo pressoché poco degne di nota (vedi la riflessione fatta per il cimitero di Lviv di cui sopra). Cattedrale di San Volodymir, Università di Kiev e statua di Lenin (sotto la quale campeggia la tenda ornata delle immancabili bandiere rosse ove all’interno dormono alcuni nostalgici) chiudono l’itinerario. Facciamo una visita anche al locale Museo di Chornobyl, “commemorativo” della nota catastrofe nucleare del 1986. Non molto grande e nulla di trascendentale (credo meglio forse visitare direttamente l’area e la centrale se veramente interessati) ma comunque a suo modo suggestivo con le foto di quei momenti e di parte delle persone e dei bambini che morirono in seguito a quel disastro.

Una giornata la dedichiamo alla visita del complesso di Lavra, il luogo forse più sacro del paese, meta di turisti e pellegrini ortodossi dediti alla purificazione dello spirito. Divisa su due livelli uno superiore e uno inferiore, nel primo vi è un complesso di chiese dalle cupole dorate, il secondo contiene le lugubri grotte costituite da stretti cunicoli visitabili al lume di candela, al cui interno sono presenti le teche con vari monaci mummificati (debitamente ricoperti), sopra le quali alcune fedeli presenti piangono, si disperano e pregano, non senza un nostro certo qual senso di preoccupazione e apprensione. Gillo prova anche a bere l’acqua benedetta e purificatrice che sgorga dai rubinetti di un paio di lavabi in pietra appena ai margini del complesso e pare non abbia avuto poi nessuna disfunzione intestinale ... ma neanche repentine folgorazioni sulla via di Damasco o ravvedimenti spirituali :)

Come detto, la vita notturna non ci arride troppo. Tentiamo la carta del lungo-fiume (Nabrejna) trovando i vari locali “attraccati” sul molo abbastanza vuoti per poi finire in quello che si rivela uno strip-club … poco male, ci rifacciamo gli occhi e passiamo una serata meno peggio di altre :) Un po’ per scelta evitiamo di “perder tempo” nella ricerca in giro per la città delle disco più rinomate ma dove anche ci risulta più dedita la pratica del dress/face-control e il rischio anche qui di trovare vuoto … magari a posteriori sbagliando.

L’ultima sera ci affidiamo al Caribbean, il cui nome e referenze ci evocano ritmi e sapori a noi più consoni. E infatti così è. Lo troviamo solo grazie l’aiuto di tre ragazze (o almeno una sola in quanto le altre non ci filano di striscio) già abbastanza alticce a cui chiediamo lumi per strada e anche loro dirette lì. Il locale non è grandissimo, il deejay dispensa sapientemente salse, merengue, reggaeton e musica latina varia dall’interno do una Cadillac del ’52, il caldo e l’afa sono abbastanza opprimenti nonostante le bocche di aria che sparano direttamente in pista. Il tempo per capire il “giro del fumo” (a proposito, in Ucraina si può fumare nei locali pubblici) e le tre ragazze si sono già dileguate al bancone non degnandoci più del minimo sguardo. Ci buttiamo nelle danze ma, a parte le fugaci attenzioni (debitamente ignorate) di due discutibili bellezze locali anche loro per lo più alticce, non combiniamo molto, salutiamo il Caribbean e Kiev e ce ne torniamo in branda in attesa del treno delle 7 del mattino dopo per Dnipropetrovsk.

Alloggio trovato con http://apartment-kiev.com in posizione centrale vicino la Piazza Indipendenza. Pochi fronzoli, essenziali, ma buon servizio.

giovedì 2 settembre 2010

NOI CHE ABBIAMO VISTO DNIPROPETROVSK (I survived a tour in Ukraine) - Chapter I

Genesi – Prima di partire, molti mi chiedevano tra il meravigliato e lo schifato il perché di una vacanza in Ucraina. Adesso che sono tornato molti mi chiedono con insistenza come è andata. Evidentemente l’Ucraina in fondo in fondo evoca quantomeno anche molta curiosità ;) In effetti la scelta ricade su questo paese in seguito a diverse ragioni: 1) per vari motivi sfuma la meta principale inizialmente messa nel mirino: 2) una volta deciso di rimanere in Europa, poche sono ormai le terre inesplorate e l’Ucraina è quella che desta maggiormente la mia curiosità e suggestione 3) ristrettezza di tempi e presenza in loco di contatti che possono aiutare l’impresa. Dopo due anni di separazione “forzata” (nessun impedimento legale), rifaccio coppia con Gillo, l’unico nel giro che ha forse l’incoscienza di seguirmi sempre in queste imprese a volte dal gusto “improbabile”. Si prenotano i voli con arrivo a Lviv e ritorno da Odessa e come sempre si butta giù un itinerario prenotando l’alloggio per i primi giorni, tutto il resto verrà da sé... LVIV 07/08/09 agosto - Arriviamo con volo Carpatair con scalo a Timosoara. L’aeroporto di Lviv è, a suo modo, qualcosa di spettacolare. Arrivando con l’aereo sembra di atterrare in una grande piazza dove campeggia quella che sembra più che altro una piccola stazione dei treni. L’interno è un singolo stanzone dove tutto è rigorosamente in legno e contenente insieme il controllo passaporti (dove gli zelanti funzionari si fanno due risate guardando la foto di Gillo) e il controllo bagagli: due passi e sei già nella sala d’attesa dove troviamo Serhyi (Sergio per gli italiani), il nostro “padrone di casa” che parla anche benissimo l’italiano, altri due passi e sei già fuori la stazion … ehm … l’aeroporto. Purtroppo Sergio ci dice che, visti gli imminenti Campionati Europei di Calcio del 2012, questo aeroporto verrà sostituito da uno più “moderno” (o meglio da un aeroporto vero e proprio direi io  ). Lviv è una città gradevole e piacevole da visitare in 2-3 giorni. Architettonicamente più vicina alla mitteleuropa con forti influenze dalla vicina Polonia, anche per quanto riguarda la vita sociale e il carattere delle persone (un po’ più inclini al rapporto interpersonale). Qui, come in tutta la parte occidentale, è più forte il senso nazionale di indipendenza verso la madre Russia, ci tengono a definirsi “ucraini”, a parlare “ucraino” e non russo e a non rimpiangere il passato comunista. Lo stesso nome della città va pronunciato Lviv se vi trovate da queste parti, mentre è Lvov nella versione russa (che ovviamente qui vi verrà sempre immancabilmente corretta). Arriviamo nel pomeriggio e, svolte le pratiche per sistemarci e acquistati subito con l’aiuto di Sergio i biglietti per il treno Lviv-Kiev da lì a tre giorni (non c’è bisogno di andare in stazione, esiste un’altra biglietteria in centro), pronti via, siamo già fuori in città e rischiamo subito la sbronza pesante, complice anche la stanchezza della lunga giornata di viaggio. Dopo una camminata sulla centralissima Prospekt Svobody (dove abbiamo l’appartamento) dominata dal Teatro dell’Opera e resi i nostri doverosi omaggi all’onnipresente statua di Taras Shevchenko (scrittore-eroe nazionale) approdiamo in un baretto dei vicoli del centro dove ci facciamo due birre facendo conoscenza con la birra locale Lvivske. Mi affaccio all’uscita è lì al tavolino all’aperto ci sono Vladìmir e Bogdan, due simpatici locali sulla cinquantina che pasteggiano a vodka e altri intrugli vari. Ovviamente è un attimo e siamo già invitati al loro tavolo e ci vengono offerti vodka e caffè. Ciancicando il mio russo che cmq è sempre meglio del loro inglese, riusciamo a intrattenerci per un buon 45 minuti con loro arrivando a “parlare” immancabilmente di calcio, finché il buon Vladìmir mi dice di aspettare che ha un regalo per me da prendere a casa sua e torna orgogliosissimo dopo 10 minuti con la sciarpa del Karpati, la squadra di calcio locale e me ne fa dono. Intanto dal caldo torrido si è passati alla pioggia. Seguendo gli itinerari consigliati dalla Lonely Planet, va segnalato che il castello che dovrebbe essere ai picchi di un colle cittadino in realtà non c’è (o non c’è più) e il tutto si esaurisce in un vessillo nazionale issato da un picco da dove si “gode” del panorama cittadino. Lì comunque conosciamo Silvia e Gerli, la prima spagnola la seconda estone, che vivono a Londra e che stanno seguendo anche loro lo stesso itinerario. Proseguiamo con loro la giornata e la serata raggiunti poi anche da Sergio per la visita al festival Folk che si tiene al Museo “open air” di architettura popolare e vita rurale, la cena e quattro salti in un disco-pub cittadino. Altra segnalazione della guida, la visita al cimitero Lichakivske ove vengono conservate, tra le altre, le spoglie di alcuni personaggi celebri della storia nazionale, politici (Ivan Franko), sportivi (Viktor Chukarin) o del mondo della cultura (la cantante lirica Sollomiyha Krushlenytska). Ovviamente il fatto che una guida turistica (anche tra le più affidabili) segnali un cimitero come luogo di interesse locale può indurre qualcuno a tirare le proprie legittime conclusioni circa la “bontà turistica” del luogo in questione. Proseguendo nell’itinerario, tra le varie chiese, da segnalare le fortificazioni medievali nel cui cortile si trovano la Chiesa e il Monastero bernardini e i numerosi matrimoni che si svolgono in città, a volte anche in serie uno dopo l’altro nella stessa chiesa … con la crisi matrimoniale che c’è in Italia! Decidiamo di acquistare nella biglietteria di cui sopra anche i biglietti del treno Kiev-Dnipropetrovsk tanto per metterci al sicuro da sorprese e, tanto per non sbagliarci, siccome stavolta siamo da soli opto per chiedere spudoratamente l’aiuto di una ragazza seduta in attesa e che conosce sufficientemente l’inglese … da soli sarebbe stata impresa davvero ardua! (e comunque lo è anche con l’ausilio della giovane “volontaria”)
La sera del treno per Kiev ovviamente comincia a diluviare pesantemente 50 metri prima del nostro ingresso in stazione e, sempre ovviamente, la nostra carrozza NON è tra quelle al riparo. Anche la severissima capo-vagone deve cedere davanti all’evidente nostra impossibilità a salire direttamente dal nostro vagone, in compenso dobbiamo farci quasi tutto il treno con i bagagli nello strettissimo corridoio in un bagno misto di sudore e pioggia. Seguono mie imprecazioni mentre mi faccio largo smoccolando tra gli altri passeggeri che, altrettanto ovviamente, si guardano bene dal liberare il passaggio al mio arrivo.
Vita serale discreta, senza esagerare. Abbiamo "testato" le discoteche Fashion, che passa per essere quella più "in" e dove l'età e l'avvenenza delle ragazze sono più alte (ovviamente noi risultiamo invisibili alle astanti) e il Millennium, dove ci buttiamo a notte inoltrata trovandola praticamente semivuota, frequentata più che altro da un'età media più bassa.
Alloggio tramite http://www.viaggiolviv.com : gestisce il tutto Serhyi (per gli italiani Sergio di cui sopra), un ragazzo giovane e simpatico che parla anche italiano; può fare da guida, servizio transfer e altro che possa servire, anche se non è il turismo la sua attività principale. A noi ha fornito un bell’appartamento in pieno centro (Prospekt Svobody) con vista sul Teatro dell’Opera.