sabato 5 aprile 2008

INTO MY WILD

Ho visto Into The Wild qualche settimana fa. Avevo seriamente paura di cadere nella mia solita depressione allorchè vedo certi tipi di film, ma non è successo ... è il segno che sto forse diventando grande? ... non credo ... Ad ogni modo l'amica Adele mi ha segnalato questo video con la splendida e suggestiva colonna sonora di Eddie Vedder e allora lo posto qui perchè in fondo, dite la verità, chi di noi non ha almeno una volta ambìto a "mollare tutto" e raggiungere la sua "natura selvaggia"? ... luogo geografico o stato dell'essere che sia per ognuno di noi.  
 
A prescindere dalla bontà o meno del film, questo è il mio molto modesto tributo a Christopher Johnson McCandless o Alexander Supertramp che dir si voglia e ai tanti Chris McCandless che non finiscono nei libri o nei film, agli spiriti liberi e tormentati che non trovano pace o in fondo in fondo non vogliono trovarla. 
Al suo sogno e al suo coraggio, alla sua incoscienza e coerenza ... alla tenacia nell'aver allungato quella cazzo di mano e aver afferrato quello che desiderava, fino all'ultimo ...
 


It's a mistery to me we have a greed with which we have agreed

You think you have to want more than you need

until you have it all you won't be free

society, you're a crazy breed I hope you're not lonely without me

When you want more than you have you think you need

and when you think more than you want your thoughts begin to bleed

I think I need to find a bigger place 'cos when you have more than you think you need more space

society, you're a crazy breed I hope you're not lonely without me

society, crazy and deep I hope you're not lonely without me

there's those thinking more or less less is more but if less is more how you're keeping score?

Means for every point you make your level drops kinda like its starting from the top you can't do that...

society, you're a crazy breed I hope you're not lonely without me

society, crazy and deep I hope you're not lonely without me

society, have mercy on me I hope you're not angry if I disagree

society, crazy and deep I hope you're not lonely without me

mercoledì 5 marzo 2008

THE CURE A MILANO!

 
 
Tra i regali per il mio compleanno lo scorso 27 gennaio, gli amici Diego, Paola, Adele e Marco mi hanno fatto avere un pezzo di carta azzurro con scritto THE CURE 4TOUR 2008, Milano 02/03/08. Ebbene sì, i Cure dal vivo ancora non li avevo mai visti, li aspettavo da tempo e gli amici mi hanno fatto questo grande regalo. 
Il resto lo ha fatto il sig. Robert Smith insieme a Simon Gallup, Porl Thompson e Jason Cooper, in grandissima forma (in tutti i sensi) col suo ormai leggendario e inconfondibile make-up gothic-style curato dalla sua personale truccatrice giapponese.  
Inizio alle 20,45 spaccate e si apre ovviamente con "Open" e da lì per ben 3 ore e 5 minuti vengono snocciolati uno dietro l'altro senza tanti fronzoli e chiacchiere molti dei grandi successi della band inglese. Musica pura. Robert tiene il palco con la sua immobilità e il suo immenso carisma, e lo si nota anche leggermente dimagrito (!?) , avvolto nel suo immancabile camicione nero e con un paio di pantaloni militari. 
La scenografia è abbastanza scarna, un semplice videowall ale spalle che però viene quasi interamente coperto dalle torri dell'impianto luci antistante, queste ultime davvero ottime. Si toccano molti dei cupi e suggestivi successi degli esordi molto "pure dark" (perfino "Kyoto Song") fino a toccare l'apice nel lungo assolo strumentale di Robert su "Kiss me, kiss me, kiss me" ... da sturbo.  
Solo due brevi pause per Smith e compagni, che si concede un paio di volte a testa sul lato sinistro e destro del palco ammiccando da par suo al pubblico con le sue moine, le linguette e le espressioni stralunate che gli sono tipiche. 
Ultima ora di concerto che viene riservata ai pezzi più allegri e solari (almeno musicalmente parlando), coi quali sembra che tutto il pubblico si scuota dal lieve torpore ipnotico in cui è caduto e comincia a saltare, battere le mani, ballare. 
Tre inediti ad impreziosire il tutto e finale davvero notevole con un'insperata "Killing an arab" (visti i tempi) e il cavallo di battaglia "Boys don't cry" prima che Smith saluti tutti immerso nel suo camicione sudato ormai diventato bicolore. 
Personalmente ho trovato un solo neo all'esibizione e cioè la mancanza delle tastiere che in alcuni brani ("Lullaby" su tutti) si è fatta sentire, nonostante le pregevoli chitarre "riparatici" di Thompson e Smith. Forse mi sono perso (mio malgrado) gli anni migliori della performance live di questo gruppo storico, ma l'altra sera davvero è sembrato che il tempo non fosse per nulla passato ed è stato davvero un gran concerto. 
Complimenti a Smith e compagni e un grazie a loro e agli amici per il grande regalo di compleanno.