venerdì 26 giugno 2009

IL RE E' MORTO

La notizia è arrivata nella rete come una folgore, una delle tante che hanno illuminato il cielo della scorsa notte sotto il nubifragio estivo. Attacco cardiaco, dicono le fonti ufficiali, e il Re se n’è andato.

Ormai da tempo non seguivo più le sue gesta a parte i consueti gossips che ne davano l’immagine di un uomo ormai alla deriva fisica e mentale e anche musicalmente la mia strada ha decisamente preso un’altra direzione. Ma la notizia non mi ha lasciato indifferente, non poteva, ricordando i miei 20 anni passati bene o male in sua “compagnia” e della sua ossessione. Ero un suo fan molto sfegatato, più di tutto lo adoravo vederlo ballare e lo imitavo in questo, o meglio tentavo di farlo, e lo imitavo nel vestire, o meglio anche qui tentavo di farlo :)

Non voglio qui farne un necrologio, citare cifre dell’artista o dare giudizi sull’uomo, ma semplicemente esprimere allegramente la fiumana di ricordi adolescenziali che la notizia della sua scomparsa suscita in me, perché lui, il Re, nel bene e nel male caratterizzò pesantemente la storia di quei miei anni.


Mi avvicinò a lui il video di Billie Jean, lo ricordo benissimo, che vidi da piccolo e che mi fissò nella mente l’immagine di questo individuo che se ne andava in giro con movenze strane ma ipnotizzanti facendo illuminare il marciapiede ad ogni suo passo per poi scomparire improvvisamente quando il sinistro uomo con l’impermeabile e gli occhiali scuri tentò di acciuffarlo … credo che questo genere di cose mi abbiano sempre affascinato.

Anni dopo, me lo ritrovai poi all’uscita di BAD e mi dissi “ma sto tipo è quello di quel filmato” e iniziai a seguirlo ed entrare nel suo mondo, rimanendovi irrimediabilmente coinvolto. Ormai 20enne raggiunsi l’apoteosi con l’uscita di DANGEROUS e soprattutto col mitico concerto al Brianteo di Monza del Luglio 1992, una giornata lunghissima e calda in tutti i sensi che per certi versi non dimenticherò mai, in cui vidi lui, il Re, lì sul palco pochi metri avanti a me.

Beh, credo che più o meno tutti noi abbiamo avuto (o avremmo dovuto avere) una passione adolescenziale smisurata per qualcosa o qualcuno, credo sia normale, quasi un’ossessione di cui magari ridere affettuosamente più tardi nei giorni “maturi”. Beh credo che per me questo sia stato lui, il Re.


Subito il mondo dei fans si è mobilitato sulla rete, c’è anche chi afferma sia solo la sua ennesima spettacolare trovata per uscire di scena, un po’ come faceva magicamente nei suoi concerti, lontano dalle pressioni dei media, dal suo declino fisico e artistico e magari anche da qualche creditore ;) , che sia andato a finire i suoi giorni lontano da tutto su quell’isola sperduta dove già approdarono a loro tempo Elvis (una altro Re) e Marylin (una Regina).

Come detto, era ormai da tempo che non lo seguivo più e i miei interessi, i miei pensieri, i miei gusti hanno preso decisamente altre vie; ora come ora gli imperi, i Re e le Regine mi stanno pure alquanto antipatici, ma oggi credo mi ricimenterò davanti lo specchio in un veloce Moonwalk proseguendo con una vorticosa piroetta su me stesso per finire in punta di piedi lanciando un urletto e toccandomi ambiguamente il pacco con la mano destra alzando la sinistra … così come accadeva ormai quasi naturalmente durante i miei 20 anni.


Probabilmente l’uomo sinistro con l’impermeabile e gli occhiali scuri era tornato a minacciarlo e lui, il Re, dal suo marciapiede illuminato è semplicemente riscomparso magicamente piroettando su sè stesso …. PUFF!


martedì 16 giugno 2009

FINE DELL'ENNESIMA UTOPIA ?

Per molti è solo la caricatura di sè stessa, l'ennesima trappola per un certo tipo di turisti, ormai solo patetico folklore, per altri (e mi ci metto anch'io) è il simbolo dell'ennesima romantica utopia che, forse, anche lei ha ora i giorni contati. Sto parlando di Christiania, cittadella hippie autogestita all'interno di Copenaghen sorta nel 1971 e tutt'ora (re)sistente nonostante i susseguenti tentativi negli anni di farla sparire o quantomeno di ridimensionarla. La notizia è che forse il governo danese riuscirà ora a darle la spallata definitiva a causa di una decisione della Corte danese che la forzerà a traslocare o peggio a chiudere i battenti.

I ricordi personali vanno quindi alla mia esperienza al riguardo: era l'ormai lontana estate del 1998 quando percorsi in auto insieme ad una mico l'Olanda e la Danimarca e, arrivato a Copenaghen, sentì proprio parlare di Christiania e delle mille storie belle e meno belle che l'accompagnano. Ovviamente decidemmo di andare a dare un'occhiata. Con le poche e contrastanti notizie raccolte al riguardo, raggiungemmo la prima volta Christiania durante il pomeriggio con le biciclette cittadine a noleggio, spinti più che altro dalla curiosità: all’entrata campeggiava imponente una stilizzazione abbastanza spettrale e scheletrica della statua della libertà americana (non so se sia ancora lì), ma una volta dentro notammo subito un brulicare pacifico di varie genti di varie provenienze, in quello che mi parve subito un immenso Centro Sociale Autogestito.
Nonostante precedentemente molti ci misero sull’attenti circa la frequentazione di questo luogo, non ci sentimmo mai in pericolo né ne avvertimmo la presenza e anzi tutto ci parve molto tranquillo respirando un’aria molto libertaria all'interno di quel luogo che, nella sua apparente anarchia e libertà, pareva avere delle regole non scritte ma precise. Facemmo un giro e bevemmo qualcosa, alcuni nullafacevano e gironzolavano come noi, altri erano tutti intenti in varie attività più che altro di manutenzione di locali; parlammo con qualcuno e poi uscimmo decisi di tornarvi per la serata, e così facemmo.

Questa volta entrammo a piedi e appena sul sentiero di ingresso ci si presentò la scena che sempre rimarrà nei miei ricordi circa questo posto: dal locale/bar nello spiazzale a destra dell’entrata uscì di corsa un ragazzo che agitava braccia e gambe quasi esultante, fino ad imboccare anche lui il sentiero di ingresso e perdersi nella folla all’interno della cittadella, il tutto nella apparente indifferenza generale. Niente di strano, direte voi, se non fosse che questo ragazzo era completamente nudo! :) Rimanemmo un po' basiti dopo questo singolare benvenuto, ma dopo il primo impatto ci ridemmo su e anzi questo ci spinse forse ancor di più a proseguire e ad entrare.

Dopo i primi metri, presero corpo alcune delle notizie che avevamo raccolto sul luogo: ai lati della strada, una dietro l’altra in rapido incedere, stazionava liberamente tutta una serie di bancarelle che esponevano la loro particolare merce, ovvero droghe più o meno leggere “condite” in ogni tipo di salsa e esposte nei più variopinti e fantasiosi packagings :) Neanche nei tanto famigerati coffee shops di Amsterdam avevo visto e vidi poi negli anni successivi tanta mercanzi del genere! Nessuno però ci molestò o ci volle forzare nell'acquisto a tutti i costi, anzi.
Passammo oltre e trascorremmo così lì la serata, tranquillamente, bevendo, girando e parlando con qualcuno.

Questa fu la mia Christiania, un luogo senz’altro particolare e “combattuto” dall’opinione pubblica e dal perbenismo benpensante, ma che se sarà veramente destinato a scomparire (ora o in futuro) me ne dispiacerà, checché se ne dica, riservandone il ricordo personale con un sorriso, ripensando a quel ragazzo nudo come un verme che correva felicemente esagitato tra la gente nella tranquillità ed indifferenza più totale :)

BEVAR CHRISTIANIA!


giovedì 29 gennaio 2009

MI CHIAMO NICK E SONO QUI PER RECLUTARVI TUTTI!

Recentemente ho visto al cinema il film MILK, di Gus Van Sant, ovvero la vera storia di Harvey Milk, colui che divenne il primo consigliere comunale apertamente gay di San Francisco. Non mi soffermo qui sulla bontà indiscutibile della pellicola (che io vi consiglio vivamente di vedere) e della magistrale interpretazione di Sean Penn, che sembra non sbagliare più un colpo anche dopo la regia di “Into the Wild”. Quello che ovviamente colpisce è la storia, la personalità e la tenacia di questa grande persona, di cui, ammetto, tutto ignoravo fino alla visione del film.



Non ho MAI avuto nessun tipo di pregiudizio verso chicchessia, né di sesso, razza, religione o gusti sessuali, tutt’altro, ma la visione di questo film, come qualcuno mi ha detto, mi ha ulteriormente “aperto la mente”, e così ho cominciato a pensare intensamente all’argomento (anche se si badi bene, l’insegnamento del film, o meglio di Harvey Milk, va ben oltre l’ambito omosessuale nel quale lui ovviamente si trovò a lottare, come ben espresso nel suo famoso discorso)

Ovviamente è pacifico il mio appoggio incondizionato al totale e sacrosanto riconoscimento di tutti i diritti ai gay (ove per “gay” intendo appunto sia omosessuali uomini che lesbiche), in quanto alla base di tutto c’è il fuorviante convincimento che l’omosessualità sia una “malattia” che esula dalla “normalità” … niente di più sbagliato. Non sto qui io a sostenere come l’omosessualità sia perfettamente “normale” in natura e da sempre, tra gli animali per esempio … e altri molto prima di me lo hanno già dimostrato; e quanti personaggi importanti e “insospettabili” della storia si scoprì lo fossero. Questo è secondo me il punto apparentemente più semplice ma fondamentale per continuare qualsiasi tipo di discorso in merito. L’omosessualità NON è una malattia (che stupidamente e grossolanamente qualcuno accomuna alla pedofilia, che è cosa ben diversa).

Detto questo e dato per assodato (purtroppo non da chi dovrebbe) che i gay hanno gli stessi uguali diritti delle persone eterosessuali, mi chiedo allora: perché non possono questi unirsi in matrimonio? Ma mi spingo oltre: perché non possono adottare e crescere un bambino? Lo ammetto, su quest’ultimo punto sono stato da sempre anche io molto perplesso, pensieroso anche io sul fatto di come un bambino abbia bisogno di una figura paterna e materna al suo fianco, ma la visione di questo film mi ha appunto “aperto la mente” e mi ha fatto superare questo mio piccolo tabù. In un dialogo del film c’è lo scontro verbale tra Milk e il senatore Briggs, il quale sostiene con molta faciloneria l’inibizione per gli insegnanti gay, in quanto non moralmente idonei e in quanto possibili “untori” dell’omosessualità verso i loro studenti . La cosa è palesemente ridicola, cosa che infatti viene rimarcata da Milk. Insomma non è affatto assodato che alunni di insegnanti gay diventino a loro volta gay, ma dove sta scritto? (anzi magari è vero il contrario e imparano ad odiarli, dico io :) ). E allo stesso modo, chi dice che il bambino cresciuto da una coppia gay debba forzatamente diventare gay a sua volta? E poi anche se fosse? Ecco che come ho già detto bisogna superare questo assurdo preconcetto di intendere l’omosessualità come una malattia da debellare.
Non metto ovviamente in dubbio l'importanza e la valenza del legame diretto del cordone ombelicale materno, sia ben chiaro, ma qui si è già un passo oltre, cioè all'adozione. E’ vero, un bambino ha bisogno di una FIGURA paterna e una materna e soprattutto, dico, amore, affetto, protezione e comprensione … beh, mi chiedo, una coppia gay non può forse dare tutto questo allo stesso modo una eterosessuale? Anzi, direi che molte volte ne possono dare anche di più (anche vista la deriva nei giorni nostri dell’istituzione matrimoniale “canonica”). Crescerà meglio il bambino di una coppia gay che lo circonda di amore e attenzioni o quello di una coppia “normale” sempre assente, con problemi di alcol o violenza o con un genitore che si va a sputtanare lo stipendio ai video poker? Per fare un esempio. Il discorso insomma non sta proprio in piedi. Non è neanche vero che tutte le coppie gay DEBBANO per forza adottare un bambino o che siano idonee a farlo, ma NON è assolutamente il loro “status” di gay la discriminante per valutarlo. Sono ben altre, come detto.

Applicando qui lo stesso ragionamento fatto nel dialogo del film, CHI può sostenere con assoluta sicurezza che un bambino allevato da una coppia gay diventi poi da grande uno stupratore, un assassino, un pedofilo? Anzi, io dico allora che è vero il contrario: quanti stupratori, assassini e pedofili dei giorni nostri sono gay o sono cresciuti in ambienti omosessuali? Fino a prova contraria, questi sono tutti figli di “normali” coppie eterosessuali, ma stando sempre al suddetto becero ragionamento, allora tutti noi dovremmo essere assassini, stupratori e pedofili, cosa che non mi pare. Insomma, queste persone hanno le stesse identiche probabilità di diventarlo di qualsiasi altra, anzi io arrivo a dire che ne hanno perfino minori.

Quindi io, in barba alla morale e al bigottismo galoppante (che rimangono comunque le ragioni più forti da combattere), e esprimendo tutta la mia incondizionata ammirazione per l’uomo Harvey Milk mi sento ora di dire indubbiamente SI alla possibilità di adottare un bambino per una coppia gay … non so, voi che ne pensate?



INTERVALLO MUSICALE :)